Salendo quella collina a partire da Piazza Vittorio, incontrando la Gran Madre e proseguendo per un paio di isolati, si arriva al Seminario Metropolitano di Torino, in via Lanfranchi 10. Uno spazio molto ampio, una vecchia struttura circondata da un bel parco, che è stata ristrutturata nel 1992 per ospitare il seminario. È diventato il luogo di formazione di seminaristi che, per trent’anni, hanno contribuito a comporre la comunità del clero torinese e non solo.
Il Seminario è situato nel cuore di Torino, da cui ogni giorno i seminaristi si dirigono verso la facoltà teologica in via XX Settembre per le lezioni. Questa struttura è la casa per giovani in formazione, che vi abitano per un lungo percorso di discernimento in vista dell’ordinazione. Tuttavia, nonostante la sua ristrutturazione trentennale, è una struttura articolata che attualmente ospita una comunità più ridotta rispetto al suo potenziale.
Una casa è fatta di rapporti, di tante vite che si spendono e si mettono in gioco nella preghiera, nella liturgia, nello studio, nel tempo libero, negli incontri e negli incarichi che ognuno ha per vivere insieme in una vita comune.
È stato interessante osservare come il rettore abbia avuto a cuore gli spazi che viviamo, poiché la bellezza nel vivere i luoghi è una gratuità, ma non è secondaria alla vita. Gli spazi esistenti hanno una grande potenzialità, ma necessitano ormai di un lavoro sistematico di ristrutturazione e di ripensamento.
L’idea è stata quella di realizzare un luogo per la comunità dove vivere i momenti in comune e anche un luogo dove poter accogliere gli ospiti. Una commissione di seminaristi, insieme al rettore, si è messa in gioco per capire in quale punto della struttura realizzare ciò e quali fossero le esigenze. Si è pensato ai locali attualmente sottoutilizzati che a suo tempo ospitavano la segreteria della facoltà teologica, composti da alcune stanze, di cui una di dimensioni adatte per un salone di circa 64 mq, un largo corridoio e un’altra area con 3 stanze di diverse dimensioni.
Dopo le valutazioni della commissione, è stata incaricata l’architetta Giulia Bertino per la progettazione. Nella stanza più grande si è pensato a un’area multifunzione che potesse essere utilizzata con assetti diversi in base alle esigenze della vita comune: come sala TV, salone per riunioni, per gli incontri pianificati dalla comunità nelle commissioni “vite dei santi” e “cultura”, o come spazio relax per fare due chiacchiere, una pausa caffè o un gioco serale. Questo salone si affaccia su un corridoio largo circa 3 m, pronto per essere utilizzato non solo come elemento di passaggio, ma anche come luogo dove sostare e fare una partita a calcio balilla o a ping pong, o dove fermarsi nell’area divani. Il corridoio dà accesso direttamente al cortile esterno, in cui è in progetto un campo da pallavolo e calcetto. Da esso si accede ad altre 3 stanze di diverse dimensioni, una che ospiterà il biliardo e le altre due come spazi per lo studio e la lettura.
In tutto ciò, l’architetta è stata molto brava nel pensare a degli spazi caldi, armoniosi e versatili. Ha utilizzato diligentemente ribassamenti in cartongesso e strisce di colore sulle pareti, formando un ambiente organico composto da aree diverse nelle stesse stanze: luoghi più aperti e più chiusi, di movimento e staticità, insomma, al servizio di una normale vita comune.
Tutto questo, per ora, è il progetto. Nei prossimi mesi, rimboccandoci le maniche, speriamo di poterlo realizzare.









































