Un Viaggio tra Bellezza, Fede e Fraternità

Il nostro recente viaggio del seminario, insieme agli amici della propedeutica, si è rivelato un’esperienza intensa e trasformante, un itinerario che ha unito la bellezza dell’arte alla profondità della fede e all’incontro fraterno. Siamo partiti con il cuore aperto, legati da un cammino comune e da un sogno semplice ma profondo: scoprire, pregare, lasciarci incontrare da Dio attraverso luoghi, volti e silenzi.

La nostra prima sosta è stata Avignone, città ricca di storia e spiritualità. In questo luogo che fu sede papale nel Medioevo, abbiamo celebrato la Messa nella maestosa cattedrale di Notre-Dame des Doms, un momento di raccoglimento e gratitudine che ha segnato l’inizio del nostro pellegrinaggio. Le antiche pietre di quella Chiesa sembravano restituire l’eco delle preghiere di secoli, avvolgendoci in un’atmosfera di comunione.

Arrivati a Barcellona, siamo stati calorosamente accolti dal seminario locale. La città catalana ci ha subito conquistati con la sua vitalità e i suoi colori; abbiamo visitato le piazze vivaci, la cattedrale storica e, naturalmente, l’opera più celebre: la Sagrada Familia.

La basilica, ancora in costruzione, è il frutto del genio visionario di Antoni Gaudí, architetto profondamente credente. La sua arte non è stata solo estetica, ma una vera preghiera scolpita nella pietra. Gaudí aveva una grande attenzione per i poveri e gli oppressi e nella sua vita semplice e umile, cercava Dio nei piccoli gesti quotidiani e nel volto dei fratelli. La Sagrada Familia, con le sue torri slanciate verso il cielo, racconta il Vangelo in forme e simboli, offrendo a chi la osserva un invito alla contemplazione e alla speranza.

Lasciata Barcellona, abbiamo ripreso il cammino verso Taizé. Ma prima, un’altra tappa: Arles. Anche qui, una pausa veloce ma luminosa. Le vestigia romane, la magnifica Cattedrale, le piazze baciate dal sole e il ricordo di Van Gogh ci hanno regalato un momento di contemplazione della bellezza che nasce anche dal dolore.

Il nostro cammino è proseguito verso Taizé, piccolo villaggio francese che, a prima vista, non mostra grandi edifici o monumenti. Eppure, proprio lì abbiamo trovato una bellezza diversa: l’amore fraterno vissuto nella semplicità.

Unendoci al pellegrinaggio diocesano dei giovani di Torino, insieme a fratelli e sorelle di diverse confessioni cristiane, abbiamo invocato “Abbà, Padre” con una sola voce. In quel silenzio condiviso, nei canti ripetuti, nella semplicità dei pasti e nell’accoglienza reciproca, abbiamo fatto esperienza concreta di ciò che significa essere Chiesa: un popolo in cammino, unito dall’amore del Padre.

Questo viaggio non è stato solo uno spostamento geografico, ma un pellegrinaggio dell’anima. Da Avignone a Barcellona, fino a Taizé, abbiamo scoperto che Dio si manifesta nella grandiosità delle cattedrali così come nella silenziosa fraternità di una comunità orante. Portiamo con noi il desiderio di continuare questo cammino, ogni giorno, nella nostra vita quotidiana e nella nostra piccola comunità di fratelli che cammina insieme al suo Signore.

Michele Turrisi


Farsi Prossimo

C’è una parabola nel vangelo di Luca che suona così: “Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto”, prosegue “Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione” (Lc 10,30.33), uno sguardo che si posa su una persona in difficoltà, ha misericordia di lui: lo fascia, lo porta nella locanda, sta con lui; non medica solo la ferita ma si fa prossimo. È questo ciò che chiede Gesù a quel signore, è ciò che chiede a me che ascolto quelle sue parole, sorge dentro di me come al dottore della Legge la domanda: chi è il mio prossimo?
Mercoledì 2 aprile abbiamo avuto come ospiti in seminario due donne: Monira e Negin che ci hanno raccontato la loro esperienza. Monira è madre di due ragazzi, lavorava come procuratrice in un tribunale per minori in Afghanistan, all’arrivo dei talebani nel 2021 la sua possibilità di continuare la sua professione le sarebbe stata negata, prendendo quindi la decisione di andarsene dalla sua patria, con i suoi fi gli, verso questo luogo così lontano come l’Italia. Negin è una ragazza 25enne iraniana, studiava recitazione, ha fatto la scelta di andarsene dall’Iran lasciando tutto: famigliari, la sua terra, le sue origini, tutto, per cercare un luogo dove la sua libertà potesse avere voce; in Italia ha ripreso gli studi ed ora è felicemente sposata.
Hanno raccontato le loro storie, senza tacere le difficoltà incontrate, come a volte i pregiudizi e gli ostacoli hanno reso il loro cammino non facile, ma delle persone si sono fatte prossime e hanno saputo aiutarle e ora erano qui a testimoniarci che ce l’avevano fatta.
Questo incontro ci ha interpellato, le loro sono due storie di tante vite strappate dalla loro terra per una violenza che imperversa e a noi è chiesto di accogliere il loro grido, che è il grido di aiuto di un’umanità che in molti luoghi del mondo soffre . Nelle nostre vite possiamo imparare a farci prossimi, rimuovendo quei muri che sono interiori, l’essere disarmati per imparare ad accogliere chi ci chiede e ci chiederà aiuto: chi con la voce, chi con lo sguardo, chi con il silenzio.

Fabio Bonino

La Speranza nasce da una Novità

Molti di voi sicuramente avranno letto, almeno una volta nella vita, il celebre romanzo di Alessandro Manzoni: I promessi sposi!
Noi seminaristi abbiamo avuto l’opportunità di rileggerli, mercoledì 19 febbraio in seminario, insieme ad un mio caro amico, Paolo, insegnante di lettere in una scuola media di Torino, approfondendo il tema del Giubileo della Speranza.
Grazie alla sua passione per questo libro e per la sua capacità di lettura, ci siamo immersi in tre episodi significativi del romanzo manzoniano.

La domanda che ci ha guidato è stata:” Da dove nasce la Speranza?”

Il primo testo letto è stato lo scambio che Fra Cristoforo ha con il vecchio servitore di don Rodrigo. (Capitolo VI) Dopo un dialogo fervoroso e inconcludente con il signorotto, il frate, prima di uscire dal palazzo, viene chiamato in un cantuccio buio da un suo servo. Egli gli bisbiglia che deve assolutamente passare da lui l’indomani, perché ha delle notizie importanti da rivelare riguardo a don Rodrigo. Fra Cristoforo, uscendo dal palazzo, ritrova la Speranza in questo “filo” che la Provvidenza gli ha teso per continuare a tessere la trama della storia che gli è affidata.

Gli altri due episodi capitano nella stessa notte.
Renzo sta fuggendo da Milano ed è stanco e sfinito dal cammino. Quando, ad un certo punto, sente lo scroscio dell’Adda e si rasserena: ricorda l’inizio del suo viaggio, al lago di Como; il volto di Lucia; la barba di Fra Cristoforo. La memoria del bello che ha vissuto e che lo aspetta riaccende la Speranza che un giorno sarà felice e non dovrà più vivere da vagabondo.

Nella medesima notte l’Innominato, che aveva rapito Lucia, non riesce a prendere sonno perché turbato da molti pensieri. Passa in rassegna tutto il male che ha compiuto nella vita e si pone la domanda sulla vita eterna: “Esisterà?”. Il volto piangente di Lucia lo fa tremare e lo fa sentire in colpa per il male commesso al punto che tenta di uccidersi puntandosi la pistola alla nuca. Ma una frase misteriosa gli rimbomba nella testa: “Dio perdona tante cose per un’opera di misericordia”.
Gliela aveva detta Lucia un attimo prima che uscisse dalla sua stanza la sera prima. L’Innominato riscopre la Speranza di una rinascita e al suono delle campane si sveglia da questi pensieri e si accorge che sta arrivando il cardinale Borromeo. Sente che lui può aiutarlo a ricominciare.

In questi tre testi Paolo, leggendo in modo mirabile Manzoni, ci ha mostrato come la Speranza nasce da una Novità che non ci è del tutto sconosciuta: un incontro per Fra Cristoforo, un ricordo per Renzo e per l’Innominato. È una novità che ha il sapore del Mistero. È una Speranza che permette ad ogni personaggio di riscoprire se stesso alla luce di Dio, Padre amoroso e provvidente.

Luca

Visita del missionario don Luca Vitali

Come ogni anno il Seminario Maggiore di Torino ha avuto il piacere di ospitare per qualche giorno la visita di un prete missionario. Quest’anno è venuto ad incontrarci padre Luca Vitali, prete della Comunità missionaria di Villaregia, ed è stato con noi dal 3 al 5 febbraio. Padre Luca ci ha raccontato delle sue intensissime esperienze missionarie in Albania e soprattutto in Brasile, ma anche delle sue molte attività svolte in Italia con i migranti e con l’animazione missionaria in molte diocesi italiane. Nella serata di martedì 4 febbraio, incontrando tutta la comunità del Seminario Maggiore e della Propedeutica, ci ha parlato dell’identità missionaria della Chiesa e di una importante missionaria italiana del nostro tempo: Annalena Tonelli. Innanzitutto padre Luca ci ha ricordato che il discepolo oggi non può che essere missionario, o meglio, il discepolo di Gesù è missionario. E ancora, con papa Francesco, ci ha ricordato che la missione fa parte essenziale della natura della Chiesa. Per aiutarci a capire meglio questi punti decisivi della missionarietà della vita cristiana ci ha raccontato della vicenda di Annalena, missionaria per 30 in Africa. Annalena, infatti, ha dedicato tutta la sua vita ai poveri e ha concepito tutto il suo impegno missionario come se fosse una «giardiniera degli uomini». Ha dedicato tutta se stessa alla cura, al sostegno e all’educazione degli ultimi, tanto da testimoniare con la sua stessa vita che la carità esige tutto, richiede un impegno totale. Colpisce anche la sua profondissima vita spirituale, diceva, infatti, che per la missione in Africa la preghiera era fondamentale: «in Africa o si è contemplativi o si fallisce. E chi ci rimette sono sempre i poveri». La cosa davvero bella di Annalena è che la vita contemplativa era concepita come un’immersione nell’Amore per partecipare all’amore che il Padre ha verso tutti gli uomini e le donne. Durante la serata con padre Luca è venuta anche a trovarci Fulvia Chiappino nostra referente per la Pastorale Missionaria, che ci ha ricordato come la missione è una dimensione profondamente umana: quando si ha incontrato qualcosa di bello, ci sentiamo spinti «naturalmente» a comunicarlo. Tale bellezza infatti, una volta che ci ha attratti e conquistati, in qualche modo «esce» da noi, dalla nostra vita e dalla nostra personalità. La missione quindi, non è tanto un nostro agire, una nostra iniziativa, ma una vera è propria azione dello Spirito Santo che ci comunica la sua vita e si comunica agli altri tramite il nostro si. Questa serata missionaria è stata davvero un dono prezioso perché, oltre a ricordarci ola bellezza di Ciò che abbiamo incontrato, ci ha rilanciati nella testimonianza quotidiana sia tra noi sia nei luoghi di servizio, ma soprattutto che facciamo già parte di una missione più grande di noi: la missione della Chiesa tutta.

Giovanni

Nel silenzio interiore

La settimana dal 26 Gennaio al 1° Febbraio il Seminario di Torino ha svolto gli esercizi spirituali a Susa nella casa di spiritualità Villa San Pietro, gestita dalle suore di San Giuseppe.

Una novità di quest’anno: insieme al Seminario di Torino era presente anche la comunità del Seminario di Cuneo-Fossano.

Le meditazioni sono state curate dal rettore del seminario di Vicenza, don Aldo Martin, che, anche attraverso la sua simpatia, è stato capace di arrivare al cuore di ciascun uditore, spronandoci, quindi, a confrontarci in modo profondo con la Parola di Dio.

Diverse tematiche sono state trattate ma con un filo rosso che ha aiutato a vedere i diversi aspetti della Chiesa (radunata, strutturata, inviata e orientata al compimento), della vita del presbitero e delle comunità.

Compagno di viaggio di questa esperienza è stato prevalentemente l’apostolo Paolo, che attraverso i suoi scritti e la testimonianza trasmessa alle comunità da lui seguite, ci ha aiutato a comprendere la bellezza dell’essere alla sequela del Signore, nelle gioie e nelle fatiche.

Rammento un’affermazione divertente, ma anche provocatoria, che spesso risuonava al termine delle meditazioni. Reputo bello poterla condividere: “E tu sei in sintonia con questi discorsi? Se lo sei, allora fatti prete!”

Arrivati al termine del nostro ritiro abbiamo vissuto un’edificante condivisione, dove ciascuno ha avuto il proprio spazio per poter liberamente esporre a tutti i presenti alcuni frutti ricevuti durante gli intensi e ricchi giorni di preghiera.

Giuseppe

La melodia di Dio in Tolkien

L’esperto Emanuele Riu, collaboratore nell’allestimento della mostra su Tolkien di Rimini, da cui si è ispirata anche quella allestita nella reggia di Venaria, ci ha incantato nel presentarci il celebre “padre del fantasy moderno”.
John Ronald Reuel Tolkien non ha mai ambito a tale titolo. La sua vita fu caratterizzata da molti eventi più o meno sconvolgenti, da cui una sua forte percezione di un imminente cambiamento della realtà che circonda ogni essere umano. Questa percezione emerge in molti eventi e personaggi delle storie tolkeniane.

Il celebre romanzo “Il Signore degli anelli” nasce come raccolta e adattamento di molteplici racconti che Tolkien aveva realizzato durante l’arco della propria vita per narrare in modo coinvolgente esperienze concrete da lui vissute, tra cui i drammi della guerra, della morte di persone care e per trasmettere ai lettori profondi valori fra cui il fondamentale senso della fede.

Ciò che più mi ha colpito è un modo di agire descritto da Tolkien di un personaggio che non compare direttamente nella sua opera più famosa, ma in un’altra: il Silmarillion.
“Eru Ilúvatar” o più semplicemente Eru, si può facilmente paragonare alla figura di Dio Padre, creatore di tutte le cose.
Poetico e stupefacente impostare l’atto creativo come una melodia che si dispiega attraverso la musica che il dio, Eru, comincia a suonare con il voluto coinvolgimento degli Ainur, una sorta di angeli. Forse Tolkien si è ispirato a Pitagora, il quale a suo tempo ipotizzò la teoria dell’armonia delle sfere celesti.
In ogni caso uno degli pseudo-angeli (Ainur) decide di non seguire le indicazioni melodiche e suona una sua musica, dissonante dalle altre, quasi a dire una ribellione a dio. L’Ainur ribelle, Melkor, poi chiamato anche Morgoth, potrebbe esser facilmente equiparato alla figura del demonio cristiano, l’avversario di Dio.
La vera bellezza di questo racconto giunge con la reazione di Eru alla trasgressione melodica di Melkor. Il dio creatore di tutte le cose ricomincia una nuova melodia che in qualche modo riesce ad abbracciare anche la musica dissonante dell’angelo ribelle.

Con questo racconto fantastico Tolkien è stato in grado di spiegare come Dio, pur rimanendo il creatore di tutte le cose, non abbia mai desiderato l’esistenza del male. Ed alla nascita del male stesso la reazione di Dio è stata quella di considerarlo, facendolo diventare parte di un disegno più grande, un disegno di salvezza e di redenzione.

Irvin

Noi seminaristi al Concistoro

Sabato 7 dicembre, alle prime ore del mattino, noi seminaristi ci siamo messi in viaggio verso Roma per il Concistoro ordinario che coinvolgeva anche il nostro Arcivescovo Roberto e per poter poi vivere la Messa celebrata dal Papa con i neo cardinali. Dopo la celebrazione del Concistoro ci siamo messi in fila per la visita di calore al nostro Cardinale, una coda molto lunga e molto attesa ma che ci ha permesso di mostrargli il nostro affetto e la nostra presenza. Personalmente sono molto grato al Signore per questi due giorni: vedere la Basilica di San Pietro piena di persone provenienti da varie parti del mondo, mi ha fatto sperimentare la bellezza della comunione dei battezzati. Ogni volta che entriamo in San Pietro dovremmo sentirci a casa, dovremmo vederla come la “parrocchia” di tutti noi cattolici. Domenica 8, solennità dell’Immacolata Concezione, abbiamo anche vissuto la solenne Eucaristia presieduta da Papa Francesco con i neo cardinali, anche questo è stato un momento molto sentito e partecipato. Mi ha molto colpito la frase del Papa durante l’omelia: “Nello sguardo di Maria si riflette l’amore del Padre e nel suo Cuore puro la gratuità e la riconoscenza sono il colore e il profumo della santità”. Domenica 15 dicembre, in Duomo, il nostro Arcivescovo ha celebrato una Messa di ringraziamento per la nomina cardinalizia. Erano presenti tutti i vescovi del Piemonte, tanti sacerdoti e diaconi della nostra diocesi e tra l’assemblea molto numerosa anche amici, familiari e comunità provenienti dalle sue precedenti parrocchie, come quelle di Druento e Givoletto. Penso che noi cristiani della Chiesa di Torino e Susa siamo chiamati maggiormente a sostenere il nostro Vescovo con la preghiera, affinché il suo servizio alla Chiesa possa essere secondo la volontà di Dio. Ringraziamo il Signore per questo dono alla nostra Chiesa locale e per quella universale.

Gabriele

Il ritiro del Seminario a Imperia

Da giovedì 19 a domenica 22 settembre si è svolto, presso il monastero Santa Chiara di Imperia, il ritiro di inizio anno del Seminario Maggiore di Torino. Tema centrale è la preparazione all’anno giubilare che ci attende e che sarà incentrato sulla Speranza. Ad imporsi, allora, in mezzo al fremito di inizio anno e ai timori che un cammino di discernimento può comportare, è la domanda tanto semplice quanto imponente: “Che cosa possiamo sperare?”.
Questa questione, cruciale per la vita cristiana e per l’esistenza stessa di ogni uomo, trova autentica risposta solo nella Fede. Ciò che dà senso al cominciare un anno di sequela a Lui è questa Speranza, che è certezza di un destino buono verso cui tutte le cose convergono e che, secondo tempi e modalità non nostre, si manifesterà.
I giorni di ritiro diventano così possibilità per guardare l’estate trascorsa cercando i momenti in cui questo dono è stato presente nella vita; e il ritrovarsi insieme nella preghiera, nella fraternità e nella bellezza del creato l’occasione che questo dono venga rinnovato.
E qual è la posizione giusta che la Chiesa insegna per aprirsi a questo dono? È l’umiltà: che nasce dalla consapevolezza del proprio peccato, aperto all’infinita Misericordia di Dio. È proprio questo il secondo passaggio affrontato durante il ritiro; e non c’è niente di più bello al mondo dell’esperienza cristiana della Misericordia di Dio! Troppo grande per i nostri criteri, ma questa sola commuove profondamente e permette una conversione autentica. D’altronde, se a un ragazzo viene in mente di dedicare tutta la vita al servizio del Signore, è perché questa esperienza di Misericordia avvenga per più gente possibile, ed così che un ritiro di 15 ragazzi con i loro 5 educatori si prende a cuore il mondo intero.
Altro tema toccato è il pellegrinaggio: paradigma della vita terrena intesa come viaggio. Un viaggio in cui ognuno, volente o nolente, fa i conti con la propria natura che cerca la felicità, che desidera un compimento. Ma noi siamo cristiani perché questo compimento è diventato amico e compagno di viaggio. E siamo in seminario perché è qui che ora ci chiama per incrementare questa amicizia.
Ricomincia quindi un anno di seminario con il cuore pieno della gratitudine di chi sa di essere stato salvato, curiosi di capire come il buon Dio desidera portare avanti la storia che ha cominciato con ciascuno di noi e gli occhi aperti perché certi che non mancherà di farci compagnia.

Andrea Giai Merlera

Debuttano i SEMITONO: la band del seminario

A Torino c’è un nuovo gruppo sullo scenario musicale cittadino: i Semitono, l’originale compagine del seminario di Torino.

Qualche mese fa il nostro rettore don Giorgio durante un pranzo comune, ci ha parlato del contest musicale: “Tanto pè cantà”, che si sarebbe tenuto a maggio nella parrocchia Santa Giulia, domandandoci se fossimo stati interessati a creare una squadra tra noi seminaristi.

Nell’immediato la proposta ci è sembrata davvero particolare e anche impegnativa, poi, superando dubbi e timidezze abbiamo accolto la sfida, in fondo cosa mai sarebbe potuto succedere?

Certo, tra di voi qualcuno starà pensando: “I seminaristi suonano e cantano tutti i giorni durante la Messa, nella liturgia delle lodi e dei vespri;  chissà che musica proporranno, saranno noiosi…”.

Non voglio anticiparvi troppo, ma credo che potreste stupirvi, perché, come ha scritto il nostro bassista nel testo di presentazione della band:  “Abbiamo scoperto di avere un animo rock”.

La crew è formata da otto seminaristi: Francesco alla chitarra elettrica, Fabrizio e Giuseppe alle tastiere, Stefano al basso, Irvin, Luca, Saverio e Gianluca alle voci. Guardandoci in faccia però ci siamo resi conto in fretta che così la compagnia non era ancora completa, abbiamo allora invitato altri amici, e qualcuno ha deciso di sposare la nostra causa. Al nucleo originale si sono quindi aggiunti il batterista Marco, il cuore energico della band, e don Marco alla tromba. Forse vi potrà sembrare che la squadra sia già abbastanza al completo, ma c’è da fare un’ultima, ma non per importanza, aggiunta: abbiamo infatti, all’interno dell’ensemble, anche una voce femminile, suor Carmela. Ebbene sì, proprio lei! La coordinatrice della pastorale giovanile e vocazionale della diocesi, che non solo ha prestato la sua voce, ma si è messa in gioco con generosità ed entusiasmo.

Prima di iscriverci al contest abbiamo iniziato a fare dei veri e propri provini, perchè si sà, una band per emergere ha bisogno di attraversare alcuni rituali, ci siamo misurati musicalmente e vocalmente scegliendo la prima canzone del nostro repertorio: “Viva la Vida” dei Coldplay .

Da quel momento in avanti, il treno ha iniziato a correre, ci siamo trovati per fare le prove alternandoci settimanalmente tra la sala musica della parrocchia Santa Giulia e quella dell’oratorio GO di Grugliasco, che ringraziamo per averci ospitato e per averci quindi dato un incoraggiamento nei primi passi di questa nuova avventura.

L’obiettivo tra noi era chiaro fin da subito: superare la pre-selezione, per poi partecipare alla serata vera e propria del contest musicale.

Abbiamo capito immediatamente che se volevamo essere all’altezza della competizione dovevamo scegliere pezzi musicalmente strutturati: con ritmo, coinvolgenti, capaci di far vibrare le corde di un pubblico ampio. Abbiamo deciso di puntare in alto: partendo dai Coldplay con “Viva la Vida”, siamo passati a “It’s my life” di Bon Jovi, e dai Blues Brothers con “Everybody needs somebody to love”, e nell’insperato caso in cui fossimo arrivati in finale, l’intramontabile “Sarà perchè ti amo” dei Ricchi e Poveri.

Superata la selezione, abbiamo lavorato intensamente per migliorare l’esecuzione e armonizzare il più possibile le voci: davanti a noi la data del 4 maggio si faceva sempre più vicina. 

Ed ecco, è giunto finalmente il giorno, le band si sono esibite una dopo l’altra, la sfida era tra sei complessi, ma solo due sarebbero arrivati a contendersi il primo posto. Eravamo carichi, frizzanti e non vedevamo l’ora di salire sul palco, anche il pubblico, in qualche modo, sembrava essersi sintonizzato con il nostro calore, qualche seminarista si è addirittura improvvisato come ballerino!

Colpo di scena, i voti della giuria e del pubblico ci hanno portati alla finalissima a due. E vi condivido che: abbiamo vinto!

Ah….dimenticavo, ogni gruppo che si rispetti ha anche un profilo social, quindi se non hai ancora sentito parlare di noi, puoi iniziare a seguirci sulla pagina instagram:  @semitonoband!

Gian Luca

Gita a Firenze

Ogni anno il Seminario fa una gita in una città dell’Italia, quest’anno insieme alla Propedeutica siamo andati a Firenze, culla del Rinascimento, ricca di storia, arte e bellezza. La nostra gita è iniziata giovedì mattina 25 aprile ed è terminata domenica 28, 4 giorni vissuti all’insegna della bellezza artistica di Firenze e alla scoperta di testimoni della fede come don Lorenzo Milani e don Divo Barsotti.

Sicuramente la bellezza di questa città parla da sé, è stata però preziosa la guida di esperti che hanno saputo farci cogliere anche il senso più profondo delle opere viste. Uno di loro è monsignor Timothy Verdon, sacerdote e canonico del duomo fiorentino, storico dell’arte, direttore del Museo dell’Opera di S. Maria del Fiore e dell’Ufficio d’arte sacra dell’Arcidiocesi fiorentina. La sua guida è stata di grande importanza nella visita di Santa Maria del Fiore e del museo del duomo, aiutandoci a cogliere il senso spirituale, che la bellezza e l’ingegnosità artistica e architettonica hanno come scopo di trasmettere, ma che spesso si nasconde ad un occhio superficiale. 

Altrettanto bella è stata la visita di Santa Maria Novella, del Battistero del duomo e del museo degli Uffizi. 

Come già detto all’inizio in questi giorni abbiamo anche avuto la fortuna di conoscere la storia di due figure importanti del secolo scorso. Nella giornata di sabato 27 siamo andati al mattino a Barbiana a pochi chilometri da Firenze dove don Milani è stato parroco. Al pomeriggio invece siamo andati a Settignano dove don Divo Barsotti ha fondato la Comunità dei figli di Dio. Qui padre Serafino Tognetti ci ha raccontato la vita di don Divo e la sua spiritualità. Penso sia stato importante per il nostro percorso vocazionale conoscere la loro vita e ministero.

La loro spiritualità è ancora oggi fonte d’ispirazione per molti cristiani e le loro parole ancora attuali.

Personalmente sono davvero grato di questi giorni vissuti a Firenze, non solo per ciò che abbiamo avuto la fortuna di vedere e conoscere, ma anche per l’amicizia vissuta e approfondita.