Instancabili, miti, perseveranti.

Quando il 22 ottobre, io e i miei tre compagni, Fabio, Francesco e Luca, siamo stati ordinati diaconi, all’inizio della Messa abbiamo ascoltato una bella preghiera con cui si chiede che coloro che ricevono il ministero del diaconato siano “instancabili nell’azione”, “miti nel servizio della comunità”, “perseveranti nella preghiera”. Sono parole che mi hanno colpito profondamente e che penso possano riassumere bene il ministero di un diacono. Sono parole che richiedono di diventare sempre più vita vissuta e in quest’ultimo mese ho iniziato ad assaporarne il gusto.

Essere instancabile non significa non essere mai stanco, ma è l’atteggiamento di chi è disponibile a mettersi in gioco nei piccoli e grandi servizi che vengono chiesti con il desiderio di fare bene.

Mite è colui che vive il servizio con gioia, che prova a metterci il sorriso, nelle situazioni più disparate e con le persone più diverse.

Perseverante, in questo caso nella preghiera, è colui che ogni giorno prova ad affidare tutto al Signore, sapendo che quella preghiera, invece di essere un “dovere”, è nutrimento per la propria vita e per il mondo.

Come fare tutto questo? Direi impossibile!

Sì, perché se penso di farcela soltanto con le mie povere forze, fallisco. Per me infatti, è importante ricordare ogni giorno che il ministero del diaconato è innanzitutto un dono, qualcosa che ho ricevuto. Un dono non lo si riceve per qualche merito particolare, ma perché qualcuno desidera riempirti la vita gratuitamente, così come sei, con tutti i pregi e nonostante i limiti, in definitiva perché ti ama. 

Allora tutto questo mette pace perché so che non dipende totalmente da me, ma da Dio; ciò che spetta a me è rendermi disponibile a Lui. Prima di essere ordinati diaconi, infatti, abbiamo messo le nostre mani in quelle del vescovo, in segno di abbandono e di disponibilità.

In questo primo periodo un aiuto grande è quello della comunità. Noi diaconi siamo ancora parte della comunità del Seminario, in cui siamo cresciuti per diversi anni, ma allo stesso tempo ci immergiamo sempre di più nelle comunità parrocchiali in cui prestiamo il nostro servizio. È fondamentale accorgersi di questo accompagnamento fedele che ci ricorda che non siamo da soli, ma che viviamo tutto nella Chiesa.

Allora essere “instancabili, miti e perseveranti” acquista ancora più senso, perché significa non tenere nulla per sé, ma ridonare tutto a Dio e ai fratelli.

-Stefano B.

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