Domenica 26 aprile, molte persone provenienti da diverse parti della diocesi si sono ritrovate nella Cattedrale di Torino, accomunate dal desiderio di pregare e ringraziare il Signore per il dono delle vocazioni.
Durante la celebrazione eucaristica presieduta dal Cardinale Roberto Repole, dieci aspiranti al diaconato e sei di noi seminaristi hanno ricevuto i ministeri del lettorato e dell’accolitato.
È stato un momento di grande emozione, segnato dall’essere chiamati per nome e da quell’“eccomi” pronunciato da ognuno di noi, che racchiude tutto il desiderio di donarci a Dio e alla Chiesa.
Le parole del Cardinale durante l’omelia hanno illuminato il senso profondo del ministero. Siamo stati invitati a non dimenticare che ogni servizio che svolgeremo nella Chiesa, qualunque esso sia, ha senso solo se esprime la volontà di essere “pecore dell’unico Pastore”.
Un richiamo forte a vivere il ministero come testimonianza dell’appartenenza a Cristo, radice della nostra vera libertà: “Ricevete un ministero per dire con maggiore intensità che appartenete a Cristo e a nessun altro. Non appartenete a nessuno: siete liberi perché appartenete soltanto a Lui”.
Ci è stato inoltre ricordato che la libertà cristiana richiede una vigilanza continua, per non cadere nella tentazione di lasciarsi sedurre dalle logiche del mondo né di ripiegarsi su sé stessi, sui propri pensieri o gusti. Appartenere a Cristo significa lasciarsi guidare da Lui che ci chiama per nome, ci precede nel cammino e continua a condurci verso quella vita piena che siamo chiamati a testimoniare.
Al termine della celebrazione, tra i saluti e i sorrisi, mi ha colpito vedere quante persone erano lì presenti per sostenerci con il loro affetto e la loro preghiera. Abbiamo sentito la vicinanza di tanti che ci accompagnano nel cammino, le nostre famiglie, gli amici, i giovani e gli adulti incontrati negli anni della formazione nelle varie comunità. Anche chi non ha potuto essere presente, ci ha raggiunto attraverso un messaggio o una telefonata.
La festa è proseguita in Seminario insieme ai formatori, ai seminaristi, agli aspiranti diaconi e alle loro famiglie. La preghiera e la cena condivisa hanno favorito un clima di fraternità semplice.
È stato bello ascoltare e condividere le diverse storie ed esperienze di vita, riconoscendo in ciascuno la bellezza di sentirsi figli amati nell’unicità della propria vocazione.
Resta nel cuore la gratitudine profonda al Signore perché la sua chiamata ha una dimensione personale e comunitaria, non camminiamo mai soli, ma sempre con fratelli e sorelle appartenenti all’unico Corpo, inviati a testimoniare ogni giorno, quella vita in abbondanza.
Gianluca Delmondo