Noi seminaristi al Concistoro

Sabato 7 dicembre, alle prime ore del mattino, noi seminaristi ci siamo messi in viaggio verso Roma per il Concistoro ordinario che coinvolgeva anche il nostro Arcivescovo Roberto e per poter poi vivere la Messa celebrata dal Papa con i neo cardinali. Dopo la celebrazione del Concistoro ci siamo messi in fila per la visita di calore al nostro Cardinale, una coda molto lunga e molto attesa ma che ci ha permesso di mostrargli il nostro affetto e la nostra presenza. Personalmente sono molto grato al Signore per questi due giorni: vedere la Basilica di San Pietro piena di persone provenienti da varie parti del mondo, mi ha fatto sperimentare la bellezza della comunione dei battezzati. Ogni volta che entriamo in San Pietro dovremmo sentirci a casa, dovremmo vederla come la “parrocchia” di tutti noi cattolici. Domenica 8, solennità dell’Immacolata Concezione, abbiamo anche vissuto la solenne Eucaristia presieduta da Papa Francesco con i neo cardinali, anche questo è stato un momento molto sentito e partecipato. Mi ha molto colpito la frase del Papa durante l’omelia: “Nello sguardo di Maria si riflette l’amore del Padre e nel suo Cuore puro la gratuità e la riconoscenza sono il colore e il profumo della santità”. Domenica 15 dicembre, in Duomo, il nostro Arcivescovo ha celebrato una Messa di ringraziamento per la nomina cardinalizia. Erano presenti tutti i vescovi del Piemonte, tanti sacerdoti e diaconi della nostra diocesi e tra l’assemblea molto numerosa anche amici, familiari e comunità provenienti dalle sue precedenti parrocchie, come quelle di Druento e Givoletto. Penso che noi cristiani della Chiesa di Torino e Susa siamo chiamati maggiormente a sostenere il nostro Vescovo con la preghiera, affinché il suo servizio alla Chiesa possa essere secondo la volontà di Dio. Ringraziamo il Signore per questo dono alla nostra Chiesa locale e per quella universale.

Gabriele

Il ritiro del Seminario a Imperia

Da giovedì 19 a domenica 22 settembre si è svolto, presso il monastero Santa Chiara di Imperia, il ritiro di inizio anno del Seminario Maggiore di Torino. Tema centrale è la preparazione all’anno giubilare che ci attende e che sarà incentrato sulla Speranza. Ad imporsi, allora, in mezzo al fremito di inizio anno e ai timori che un cammino di discernimento può comportare, è la domanda tanto semplice quanto imponente: “Che cosa possiamo sperare?”.
Questa questione, cruciale per la vita cristiana e per l’esistenza stessa di ogni uomo, trova autentica risposta solo nella Fede. Ciò che dà senso al cominciare un anno di sequela a Lui è questa Speranza, che è certezza di un destino buono verso cui tutte le cose convergono e che, secondo tempi e modalità non nostre, si manifesterà.
I giorni di ritiro diventano così possibilità per guardare l’estate trascorsa cercando i momenti in cui questo dono è stato presente nella vita; e il ritrovarsi insieme nella preghiera, nella fraternità e nella bellezza del creato l’occasione che questo dono venga rinnovato.
E qual è la posizione giusta che la Chiesa insegna per aprirsi a questo dono? È l’umiltà: che nasce dalla consapevolezza del proprio peccato, aperto all’infinita Misericordia di Dio. È proprio questo il secondo passaggio affrontato durante il ritiro; e non c’è niente di più bello al mondo dell’esperienza cristiana della Misericordia di Dio! Troppo grande per i nostri criteri, ma questa sola commuove profondamente e permette una conversione autentica. D’altronde, se a un ragazzo viene in mente di dedicare tutta la vita al servizio del Signore, è perché questa esperienza di Misericordia avvenga per più gente possibile, ed così che un ritiro di 15 ragazzi con i loro 5 educatori si prende a cuore il mondo intero.
Altro tema toccato è il pellegrinaggio: paradigma della vita terrena intesa come viaggio. Un viaggio in cui ognuno, volente o nolente, fa i conti con la propria natura che cerca la felicità, che desidera un compimento. Ma noi siamo cristiani perché questo compimento è diventato amico e compagno di viaggio. E siamo in seminario perché è qui che ora ci chiama per incrementare questa amicizia.
Ricomincia quindi un anno di seminario con il cuore pieno della gratitudine di chi sa di essere stato salvato, curiosi di capire come il buon Dio desidera portare avanti la storia che ha cominciato con ciascuno di noi e gli occhi aperti perché certi che non mancherà di farci compagnia.

Andrea Giai Merlera

Debuttano i SEMITONO: la band del seminario

A Torino c’è un nuovo gruppo sullo scenario musicale cittadino: i Semitono, l’originale compagine del seminario di Torino.

Qualche mese fa il nostro rettore don Giorgio durante un pranzo comune, ci ha parlato del contest musicale: “Tanto pè cantà”, che si sarebbe tenuto a maggio nella parrocchia Santa Giulia, domandandoci se fossimo stati interessati a creare una squadra tra noi seminaristi.

Nell’immediato la proposta ci è sembrata davvero particolare e anche impegnativa, poi, superando dubbi e timidezze abbiamo accolto la sfida, in fondo cosa mai sarebbe potuto succedere?

Certo, tra di voi qualcuno starà pensando: “I seminaristi suonano e cantano tutti i giorni durante la Messa, nella liturgia delle lodi e dei vespri;  chissà che musica proporranno, saranno noiosi…”.

Non voglio anticiparvi troppo, ma credo che potreste stupirvi, perché, come ha scritto il nostro bassista nel testo di presentazione della band:  “Abbiamo scoperto di avere un animo rock”.

La crew è formata da otto seminaristi: Francesco alla chitarra elettrica, Fabrizio e Giuseppe alle tastiere, Stefano al basso, Irvin, Luca, Saverio e Gianluca alle voci. Guardandoci in faccia però ci siamo resi conto in fretta che così la compagnia non era ancora completa, abbiamo allora invitato altri amici, e qualcuno ha deciso di sposare la nostra causa. Al nucleo originale si sono quindi aggiunti il batterista Marco, il cuore energico della band, e don Marco alla tromba. Forse vi potrà sembrare che la squadra sia già abbastanza al completo, ma c’è da fare un’ultima, ma non per importanza, aggiunta: abbiamo infatti, all’interno dell’ensemble, anche una voce femminile, suor Carmela. Ebbene sì, proprio lei! La coordinatrice della pastorale giovanile e vocazionale della diocesi, che non solo ha prestato la sua voce, ma si è messa in gioco con generosità ed entusiasmo.

Prima di iscriverci al contest abbiamo iniziato a fare dei veri e propri provini, perchè si sà, una band per emergere ha bisogno di attraversare alcuni rituali, ci siamo misurati musicalmente e vocalmente scegliendo la prima canzone del nostro repertorio: “Viva la Vida” dei Coldplay .

Da quel momento in avanti, il treno ha iniziato a correre, ci siamo trovati per fare le prove alternandoci settimanalmente tra la sala musica della parrocchia Santa Giulia e quella dell’oratorio GO di Grugliasco, che ringraziamo per averci ospitato e per averci quindi dato un incoraggiamento nei primi passi di questa nuova avventura.

L’obiettivo tra noi era chiaro fin da subito: superare la pre-selezione, per poi partecipare alla serata vera e propria del contest musicale.

Abbiamo capito immediatamente che se volevamo essere all’altezza della competizione dovevamo scegliere pezzi musicalmente strutturati: con ritmo, coinvolgenti, capaci di far vibrare le corde di un pubblico ampio. Abbiamo deciso di puntare in alto: partendo dai Coldplay con “Viva la Vida”, siamo passati a “It’s my life” di Bon Jovi, e dai Blues Brothers con “Everybody needs somebody to love”, e nell’insperato caso in cui fossimo arrivati in finale, l’intramontabile “Sarà perchè ti amo” dei Ricchi e Poveri.

Superata la selezione, abbiamo lavorato intensamente per migliorare l’esecuzione e armonizzare il più possibile le voci: davanti a noi la data del 4 maggio si faceva sempre più vicina. 

Ed ecco, è giunto finalmente il giorno, le band si sono esibite una dopo l’altra, la sfida era tra sei complessi, ma solo due sarebbero arrivati a contendersi il primo posto. Eravamo carichi, frizzanti e non vedevamo l’ora di salire sul palco, anche il pubblico, in qualche modo, sembrava essersi sintonizzato con il nostro calore, qualche seminarista si è addirittura improvvisato come ballerino!

Colpo di scena, i voti della giuria e del pubblico ci hanno portati alla finalissima a due. E vi condivido che: abbiamo vinto!

Ah….dimenticavo, ogni gruppo che si rispetti ha anche un profilo social, quindi se non hai ancora sentito parlare di noi, puoi iniziare a seguirci sulla pagina instagram:  @semitonoband!

Gian Luca

Gita a Firenze

Ogni anno il Seminario fa una gita in una città dell’Italia, quest’anno insieme alla Propedeutica siamo andati a Firenze, culla del Rinascimento, ricca di storia, arte e bellezza. La nostra gita è iniziata giovedì mattina 25 aprile ed è terminata domenica 28, 4 giorni vissuti all’insegna della bellezza artistica di Firenze e alla scoperta di testimoni della fede come don Lorenzo Milani e don Divo Barsotti.

Sicuramente la bellezza di questa città parla da sé, è stata però preziosa la guida di esperti che hanno saputo farci cogliere anche il senso più profondo delle opere viste. Uno di loro è monsignor Timothy Verdon, sacerdote e canonico del duomo fiorentino, storico dell’arte, direttore del Museo dell’Opera di S. Maria del Fiore e dell’Ufficio d’arte sacra dell’Arcidiocesi fiorentina. La sua guida è stata di grande importanza nella visita di Santa Maria del Fiore e del museo del duomo, aiutandoci a cogliere il senso spirituale, che la bellezza e l’ingegnosità artistica e architettonica hanno come scopo di trasmettere, ma che spesso si nasconde ad un occhio superficiale. 

Altrettanto bella è stata la visita di Santa Maria Novella, del Battistero del duomo e del museo degli Uffizi. 

Come già detto all’inizio in questi giorni abbiamo anche avuto la fortuna di conoscere la storia di due figure importanti del secolo scorso. Nella giornata di sabato 27 siamo andati al mattino a Barbiana a pochi chilometri da Firenze dove don Milani è stato parroco. Al pomeriggio invece siamo andati a Settignano dove don Divo Barsotti ha fondato la Comunità dei figli di Dio. Qui padre Serafino Tognetti ci ha raccontato la vita di don Divo e la sua spiritualità. Penso sia stato importante per il nostro percorso vocazionale conoscere la loro vita e ministero.

La loro spiritualità è ancora oggi fonte d’ispirazione per molti cristiani e le loro parole ancora attuali.

Personalmente sono davvero grato di questi giorni vissuti a Firenze, non solo per ciò che abbiamo avuto la fortuna di vedere e conoscere, ma anche per l’amicizia vissuta e approfondita. 

Il femminile nella Chiesa

Lo scorso martedì 16 aprile la comunità del Seminario di Torino ha ospitato la prof.ssa Stefania Palmisano dell’ Università di Torino, per un incontro sul tema della presenza e ruolo della donna nella Chiesa.

Questo incontro ha voluto essere una sorta di vertice ed allo stesso tempo chiusura di un percorso proprio su questo tema. L’incontro con la sociologa Palmisano tuttavia, anziché essere una vera e propria chiusura di un percorso, ha rilanciato a tutta la comunità del seminario nuove prospettive e interrogativi ancora più profondi. Infatti, ad una prima analisi dei dati, ci ha spiegato la prof.ssa Palmisano, la situazione si presenta come una vera e propria emergenza. Ovvero, i cali delle partecipazioni attive nella comunità cristiana da parte delle donne sono molto significativi. Se da un lato le donne sono ancora molto numerose nelle nostre comunità, dall’altro lato, in proporzione, esse stanno abbandonando la Chiesa molto più velocemente rispetto ai fedeli maschi. I dati poi ci dicono che le donne, dopo aver abbandonato le comunità cristiane, non rinunciano alla ricerca di una spiritualità che possa aiutare e sostenere la loro esistenza, tale spiritualità tuttavia, è ricercata in altre esperienze rispetto alle forme «tradizionali». Sorge quindi, inevitabilmente, la domanda: che cosa fare? Resta solo lo smarrimento e l’abbandono dalla fede? Per provare a rispondere a queste domande, provo ad offrire qualche spunto di riflessione. Innanzitutto mi sembra importante sottolineare il fatto che l’impegno della Chiesa e del Papa nell’evidenziare l’importanza del ruolo e della testimonianza della donna nella Chiesa, dicono un impegno missionario di evangelizzazione che non possiamo più trascurare. La prof.ssa Palmisano ci ricordava che le donne, in particolare le nonne e le madri, hanno un ruolo chiave nella testimonianza della fede ai nipoti e figli. Il loro ruolo è stato ed è ancora cruciale per comunicare la fede alle nuove generazioni. Il valore della donna nella Chiesa è sotto l’attenzione del Papa e di tutta la comunità cristiana proprio per l’importanza che essa ha nella trasmissione della fede. Di conseguenza il ruolo che spetta alle donne dev’essere riconosciuto e incrementato. Altro ed ultimo spunto molto interessante è arrivato da una domanda posta da un mio compagno di seminario che chiedeva: «come mai le donne che rimangono nella comunità cristiana, non abbandonano?» la risposta che è arrivata mi ha molto colpito. Infatti, si diceva che le donne che non abbandonano sono tutte quelle donne che hanno fatto un incontro decisivo con testimoni belli e veri della fede. Ciò che regge non è innanzitutto una visione del modo o un pensiero cristiano, ma l’incontro con un «testimone privilegiato della fede», questo è ciò che permette di iniziare e coltivare un cammino di fede che può reggere nel tempo. Insomma, ciò che resiste e ciò che sfida il calo dei fedeli e delle fedeli è solo l’incontro con una fede viva che riaccende il desiderio di una vita vissuta in pienezza. È stato molto utile e stimolante concentrarci su queste tematiche di attualità perché, come comunità del Seminario, siamo in un cammino di formazione nel quale diventa sempre più importante ricordarci che l’essenziale (l’incontro con dei testimoni della fede) è la nostra unica ricchezza di fronte ad un mondo che mette in crisi i sistemi tradizionali e che per questo ci chiede di ripesare insieme il futuro delle nostre comunità.

Giovanni Muscolo

don Luigi Ciotti, la tua parrocchia sarà la strada

Occhi limpidi, pieni di gioia e di speranza. Con questi occhi don Luigi Ciotti ci ha guardati e ha condiviso con noi del seminario di Torino la sua personale testimonianza di prete e di uomo amato dal Signore. Lo abbiamo incontrato, insieme con la comunità della Propedeutica e con altri amici presenti, venerdì 22 Marzo.

Un gesto elegante e signorile ha caratterizzato l’arrivo di don Luigi: ha voluto salutare ciascuno con una forte stretta di mano e un caldo sorriso., un gesto semplice capace di esprimere una attenzione particolare a ogni singola persona. La vita di don Luigi è stata segnata da alcuni eventi e, soprattutto, da alcuni incontri, che hanno cambiato la sua vita. In particolare, ha voluto condividere con noi un ricordo degli inizi, avvenuto all’età di 17 anni, quando si è accorto di una persona sola, che viveva praticamente disperato su una panchina e in cui, il giovanissimo Luigi ha intravisto il volto della disperazione, il segno eloquente di una società torinese che, come in tutti i grandi centri urbani, creava situazioni di marginalità e di solitudine profonda. Poco tempo dopo la ancora più drammatica scoperta di un mondo di cui nessuno parlava: Il mondo della droga. Il giovane Luigi, prima ancora di entrare in Seminario dopo l’incontro che ha dato una svolta alla sua vita, ha scelto di non rimanere indifferente, si è donato insieme ad altri giovani, a tutte quelle persone bisognose di aiuto e di un vero amore, e così è nata l’esperienza del Gruppo Abele. Don Luigi ci ha detto di sentirsi un privilegiato ad aver scelto questo servizio, perché in questo servizio lui ha incontrato Dio e il fratello. Un servizio di amore e condiviso insieme ad altri giovani, dove il “noi” vince le barriere delle periferie esistenziali del mondo. E dove le “piccole cose” Dio le ha fatte diventare grandi. Ci ha parlato della necessità di sempre, di una “ scelta politica”, la scelta di educare e non punire, imparata e sperimentata in una vita vissuta condividendo fino in fondo la marginalità dei carcerati e delle prostitute, tante e tante vite spezzate e considerata irrecuperabili e che, invece, attraverso l’impegno e la cura, sono sbocciate e rifiorite a una vita nuova. Il vangelo ha scosso la vita di del giovane Luigi, fino a portarlo al desiderio di donare totalmente la sua vita a Dio e ai fratelli e alle sorelle più scartati, per questo ha scelto di entrare in Seminario. Gesù di Nazaret ha consegnato al giovane sacerdote Luigi Ciotti il catino per lavare i piedi al mondo. “La tua Parrocchia sarà la strada”: così si espresse il Card.Pellegrino il giorno della sua Ordinazione Sacerdotale, presso la chiesa del Seminario Minore di Giaveno. Con grande gratitudine e affetto ha ricordato due tra vescovi di Torino che hanno maggiormente segnato il suo ministero: Michele Pellegrino e Anastasio Ballestrero, che come padri lo hanno accompagnato e sostenuto, e sempre sono stati al suo fianco con il massimo impegno. Don Ciotti è molto grato alla sua Chiesa torinese e in particolare a Papa Francesco, con cui condivide l’impegno a favore della giustizia sociale, della legalità e della dignità di ogni persona, delle opere del Papa, il più delle volte realizzate nel segreto, ricche di amore, espressione della infinita misericordia di Dio. Al termine del nostro incontro alcuni seminaristi hanno chiesto a don Luigi se, a causa delle minacce ricevute per il suo impegno contro tutte le mafie, attraverso l’opera di sensibilizzazione e di denuncia di Libera, di cui è attualmente presidente e instancabile animatore, non provasse paura e come conciliasse il ministero con il suo impegno sociale. Non ha nascosto la sua paura, nonostante da 35 anni viva sotto scorta, la paura anche per chi ogni giorno tutela la sua vita, ma ha detto a gran voce che bisogna andare avanti, non mollare mai, essere sempre portatori della speranza e della gioia del Risorto. Ha detto di non sentire il suo ministero staccato dal suo impegno, ma ogni giorno come prete porta il Cristo incarnato, morto e risorto a ogni persona. “Bisogna dire a tutti che il Cristo ha vinto e ci ha liberati”, ha affermato con sincera passione, e ha aggiunto: “Credo nel noi”: un noi capace di opporsi a quella grande piaga sociale che è il mondo delle mafie, opporsi e denunciare senza stancarsi la prepotenza, la violenza e i soprusi che ogni giorno violentano la nostra società.

La testimonianza di don Ciotti è stata un messaggio di speranza e di amore, un amore concreto che ridona vita e che spinge. A non rimanere indifferenti, a non avere paura di sporcarsi le mani. Una testimonianza la sua che ci ha fatto del bene, ci ha regalato quasi tre ore del suo prezioso tempo e per questo sentiamo di essergli davvero molto grati e riconoscenti. Immensamente grazie don Luigi.

Michele Turrisi.

“Una ricchezza Evangelica: i Coniugi Barolo”

Nella serata di Martedì 12 Marzo 2024 nel Seminario Metropolitano di Torino, in un clima familiare, si è svolto un incontro con il sapore di santità.

La serata è stata aperta da Stefano Sola, seminarista della diocesi di Torino, che ha presentato il relatore, don Primo Soldi, e ha svolto una breve prefazione sulla figura dei coniugi Barolo, affermando: «Erano due sposi senza figli e nonostante ciò il loro matrimonio è stato fecondo. I marchesi Barolo nonostante fossero benestanti fecero uso della loro ricchezza in modo evangelico».

La presentazione è stata approfondita dal sacerdote Soldi, con il quale vi è un legame spirituale, in quanto fu’ parroco di Santa Giulia in Torino, luogo finanziato e voluto dalla contessa Giulia di Barolo.

Don Soldi più volte è tornato ad approfondire il legame tra la coppia Barolo e i santi Torinesi di quel tempo, citando e ricordando in modo profondo i santi sociali come Giovanni Bosco, Giuseppe Cafasso, Giuseppe Benedetto Cotolengo e Francesco Faà di Bruno.

«I santi sono persone concretissime, non immaginette ma persone che si pongono domande sulla propria vita e scoprono che dentro ognuno vi è una aria di santità» – Così don Soldi ricorda quanto sia importante partire da sè stessi e usare gli strumenti a disposizione per il bene comune di tutti. Proprio così Giulia Colbert e Carlo Tancreti sin dalla loro conoscenza presso la corte di Napoleone a Parigi si misero a servizio della carità, insegnamento ricevuto e trasmesso dalle famiglie di provenienza.

A tal proposito don Soldi, citando un libro da lui scritto- “Poveri a Palazzo”- riprende un evento importante che connota la Santità della coppia. In quegli anni la moglie doveva prestare obbedienza al marito e il desiderio della marchesa Colbert era quello di visitare le carceri torinesi ma non aveva l’approvazione del marito, in quanto luogo di malattie. Lei desiderosa di svolgere questo servizio lo fece nel segreto sino al giorno in cui rivelò. Il marito allora decise di dare la sua approvazione e da lì iniziò un vero e proprio servizio di carità, la Contessa iniziò a portare dell’acqua ai carcerati per rinfrescarsi e portava a corte gli abiti dei carcerati per rammendarli e lavarli. L’uso della ricchezza che avevano a disposizione servì per creare un piccolo fondo a questi poveri per fare in modo che una volta scontata la pena potessero ripartire con una vita normale.

La serata si è conclusa con alcune domande di attualità fatte dai seminaristi che potessero essere di aiuto nel concreto. Domande che hanno trovato piena risposta nel presule al quale va il nostro ringraziamento per la sua testimonianza.

Giuseppe

Quaresima, tempo di grazia

Quest’anno il tempo tra la fine degli Esercizi Spirituali del Seminario e l’inizio della Quaresima è stato brevissimo. Ciò mi ha invitato a coglierli in estrema continuità e unità. 

Ho riscoperto che la Quaresima è un periodo di estrema grazia; proprio come negli Esercizi Spirituali si è facilitati a lasciare molte cose superflue per dare spazio all’essenziale. Ma che cosa è essenziale? I frutti degli Esercizi mi aiutano a rispondere a questa domanda. Essenziale è avere consapevolezza di chi sono, in rapporto a Colui che mi fa essere; è partecipare ad una storia di Bene che mi precede, mi sostiene e mi guida; è rispondere liberamente all’Amore misericordioso che sempre mi viene donato.

Lo scorso fine settimana siamo stati accompagnati da don Federico Roscio, in ventiquattr’ore di ritiro, ad entrare pienamente nella Quaresima. È stato un tempo favorevole per rinnovare la disponibilità del cuore e per accogliere la novità di Dio che desidera irrompere nelle nostre vite. 

Don Federico ci ha introdotto al Vangelo del giorno (Mt 5,43-48), sul quale abbiamo meditato personalmente. Nel pomeriggio, a piccoli gruppi, abbiamo condiviso la preghiera con il metodo della conversazione spirituale, domandandoci dove lo Spirito ci stesse conducendo. Le condivisioni sono state profonde e autentiche, perché frutto di un ascolto fecondo della Parola di Dio e di una risposta concreta. Ci siamo accorti che sovente più che cercare il regno di Dio cerchiamo i nostri spazi e le nostre piccole certezze; ma che Gesù, amandoci per primo, ci offre una prospettiva nuova, vertiginosa: amare i nemici per essere figli del Padre. Percependoci in relazione a Colui che ci ama, è rinata in noi la scelta per l’Amore e quindi il coraggio di spezzare le dinamiche di male che sovente lasciamo alloggiare in noi e tra di noi. Ci siamo riscoperti bisognosi di Dio e desiderosi di seguirLo, lasciandoci coinvolgere totalmente da Lui.

Le indicazioni che la Chiesa ci offre per vivere questo tempo di grazia – digiuno, preghiera ed elemosina – sono parte di un unico movimento: fare spazio alla relazione viva e personale con Dio. Per questo, in Seminario, stiamo cercando un clima di maggiore preghiera, percorrendo ogni venerdì la Via Crucis e sostenendo il progetto della Quaresima di Fraternità per il sostentamento ai sacerdoti diocesani a Nairobi in Kenya. 

Sono grato per questo cammino di apertura a Dio e all’umanità e mi sento profondamente unito a tutta la Chiesa.

Stefano S.

Il Seminario: una casa per riscoprire il proprio cuore!

Anche quest’anno abbiamo festeggiato il nostro patrono, san Francesco di Sales e lo abbiamo fatto non solo con il nostro Arcivescovo don Roberto, ma anche con i professori della Facoltà Teologica in cui noi studiamo, con i volontari che ci aiutano nella gestione ordinaria del seminario e con tutti i preti ordinati negli ultimi dieci anni. Molti di questi ultimi sono fratelli che hanno passato uno, due, tre anni con noi in seminario, con cui abbiamo condiviso la quotidianità. 

È stato davvero di grande respiro per me passare un po’ di tempo con loro, incontrare anche altri che conoscevo solo di vista e sperimentare davvero come il seminario sia “casa” non solo per me, ma continua ad esserlo per tutti coloro che sono passati di qui e che vi passeranno. Mi ha fatto sorridere sentire alcuni che desideravano fare un giro del seminario per vedere se i luoghi che li hanno accolti per sei anni erano rimasti uguali oppure erano cambiati.

Vedere questo mi apre anche ad un altro desiderio, cioè che questa casa si apra ancora di più: che il seminario diventi anche “casa” per i giovani, per i ragazzi che condividono con noi il cammino di fede nella nostra diocesi. Siamo a due passi da Palazzo Nuovo dove tanti universitari studiano e da Piazza Vittorio dove c’è la movida serale e non: chi non vorrebbe avere una casa in una zona meravigliosa come la nostra. Questo luogo può diventarlo!

Un altro spunto che mi ha colpito, legato al tema “casa”, mi nasce dalle parole dell’Arcivescovo nella Messa che abbiamo celebrato in quel giorno di festa: “Il seminario è un luogo che rappresenta il futuro, non solo della storia degli uomini, ma il futuro di ognuno di noi”. E questo futuro può avverarsi in pienezza solo se “ci teniamo lontani dal lievito dei farisei” ovvero l’incapacità di riconoscere chi è Gesù, cioè il Figlio di Dio fatto uomo come noi che ci ama come nessun altro. 

Il seminario può essere un luogo in cui ognuno possa scoprire la vera identità di Cristo e di conseguenza impari a conoscere il proprio cuore. Il fatto che il seminario sia casa non implica che diventi un nido, cioè un luogo in cui si sta bene e in cui rifugiarsi per paura di stare nel mondo. Solo con la certezza di chi sei, che sei amato così come sei e con la certezza di chi è Gesù per te, puoi affrontare tutto quello che la vita ti metterà di fronte con più forza e serenità. 

Questo vuol dire casa, questo vuol dire casa per i giovani, una casa in cui possano stare con il Signore e sentirsi amati; così da poter andare nelle aule di Palazzo nuovo o del Politecnico ed annunciare che tutto è vano se non c’è Gesù nella propria vita, tutto finisce se non c’è qualcuno che dona l’eternità a quello che viviamo.

Concludo con una frase di san Francesco di Sales che ci ha ricordato don Roberto. Il santo francese diceva: “Chi conquista il cuore dell’uomo conquista tutto l’uomo”. Desidero che il seminario sia un luogo in cui tutti quelli che passano possano riscoprire che il loro cuore appartiene a Cristo, e a lui solo!

Luca 

Il giorno dei gradini del re

Un po’ alla Manzoni, che si rivolse ai suoi 25 lettori, anch’io mi voglio rivolgere a te, caro lettore. Mi sono davvero chiesto cosa raccontarti di un’esperienza così ricca e profonda qual è stata quella di questa specifica settimana, la numero 5, dell’anno 2024.

Assieme ai miei fratelli di seminario ci siamo ritirati in eremitica preghiera nella casa di spiritualità di Villa San Pietro a Susa. Impostati secondo il, già a noi noto, metodo ignaziano, gli esercizi spirituali di quest’anno ci hanno fatto conoscere don Giorgio Garrone, rettore del seminario, nei panni di guida spirituale degli stessi esercizi.

A questo punto mi son chiesto se è il caso di dirti che cosa sono questi esercizi di preghiera, cioè dirti in che cosa consiste il metodo ideato da Sant’Ignazio di Loyola. Di conseguenza dovrei anche dirti chi è questo santo. Mi sono anche detto che sarebbe interessante farti sapere che cosa significa vivere oggi una preghiera nata in una data così lontana dal nostro 2024. E così via. Il discorso potrebbe aprire panorami di domande a cui non so’ se potrebbe bastare lo spessore di un’enciclopedia per le risposte.

Tuttavia, al giorno d’oggi, per tutte queste ed altre domande puoi trovare con facilità molte e più complete delucidazioni rispetto quelle che potrei darti. Quindi ho scelto di condividere con te, una personale mozione, che non è propriamente un’emozione, “gustata” durante questi giorni di preghiera.

Nel dominante silenzio di un soleggiato giovedì, meditavo il brano 2 Samuele 11 della Bibbia, seguendo le riflessioni proposte da don Giorgio. Non ti nascondo, caro lettore, lo stupore di fronte all’emblematica figura del re Davide. Giustamente santo secondo la nostra chiesa cattolica, ma indubbiamente assassino secondo questo racconto.

Infatti il re ha sceso 5 gradini di una scala di peccati che lo hanno portato nel più basso atto dell’omicidio. Il primo gradino è quello dell’ozio, padre di tutti i vizi, come disse Catone. Successivo passo in discesa è quello della brama di possesso, quando il re vede la bella moglie di uno dei suoi servitori. Terzo gradino è lo sfogo della passione, incurante di tutti gli altri, a cui segue il quarto, che presenta menzogne e macchinazioni per salvaguardare la propria apparentemente perfetta condotta. Fino al livello più basso dove, con implicita derisione, fa ammazzare un suo fedelissimo suddito, salvando di fronte a tutti la faccia, anzi, facendo addirittura bella figura.

Ma è santo? Con una condotta così spregevole? Ebbene sì. Ovviamente non per questo episodio, ma per ciò che farà dopo.

Quando Dio, parlando al cuore del re attraverso la voce di un profeta, gli pone di fronte la realtà dei fatti, Davide si pente. Da quel amaro pentimento, ci dice la traditio, il re Davide scrisse il magnifico Salmo 51. Tra le toccanti parole si può trovare:

Pietà di me, o Dio, nel tuo amore; nella tua grande misericordia cancella il mio peccato.

Carissimo lettore, con tutto ciò ho solo cercato di dirti l’immenso senso di consolazione, gratitudine ed affetto sperimentati durante questi esercizi di preghiera, a cui ora consegue una rinnovata forza nel proseguire il cammino che ho scelto e riscelgo tutt’ora di fare. Sono dispiaciuto se non ho contribuito ad aumentare le tue conoscenze in materia, ma il mio obiettivo era di stuzzicarti un po’. Chissà? Ha funzionato?

Irvin