Mentre ci avviciniamo al cuore dell’Avvento, anche in Seminario stiamo vivendo un tempo di intensa preparazione al Natale. Il primo passo di questo cammino è stato il Ritiro d’Avvento dove, guidati da Fratel Fabio della Comunità di Bose, abbiamo meditato sulla figura di Giovanni Battista come “Precursore” e su una frase che è risuonata come un imperativo: “Preparate la via del Signore” (Mc 1,3). Questa chiamata abbiamo potuto concretizzarla anche nella cura dei simboli propri della liturgia in questo tempo forte, come l’accensione dei ceri della Corona d’Avvento – durante il suggestivo Rito del Lucernario – e l’Invitatorio che ogni mattina, prima delle Lodi, ci richiama alla vigilanza.
Sulla scia di questa preparazione spirituale e liturgica, anche l’allestimento degli addobbi natalizi è stato vissuto come un esercizio dove, attraverso la collaborazione reciproca e la cura dei dettagli, abbiamo rivisto come l’unità e il servizio siano le virtù più preziose per prepararci ad accogliere il Signore che viene.
Il Presepe, come ci ricorda la tradizione, fu un’intuizione di San Francesco d’Assisi per poter “toccare con mano” il mistero dell’Incarnazione. Nel realizzarlo abbiamo meditato su come Dio non si manifesti nella grandezza e nel potere, ma nell’estrema semplicità e umiltà di una stalla. Le figure che compongono la scena rappresentano la Chiesa in cammino, chiamata a lasciare le proprie sicurezze per mettersi in viaggio verso l’essenziale.
L’Albero di Natale si erge, poi, come simbolo potente: la sua natura sempreverde è immagine dell’eternità della vita offerta da Cristo; la sua verticalità ci ricorda l’asse che congiunge Cielo e Terra e il nostro costante orientamento verso Dio; le luci che lo avvolgono sono segno della Luce di Cristo, che siamo chiamati ad accogliere e a riflettere. Questa riflessione ci riporta alle parole di Gesù stesso: “Voi siete la luce del mondo” (Mt 5,14). Dunque, decorare l’albero deve essere un gesto che rinnova in noi l’impegno battesimale a rischiarare le oscurità della nostra società.
Ma qui sorge una domanda: come possiamo far parlare questi simboli, così potenti nel loro significato originario, al mondo contemporaneo, dominato dalla ricerca di efficienza, dal rumore e dalla velocità?
Il Presepe, che è uno scandalo di autenticità in un’epoca che idolatra la forza, ci rivela come la salvezza non si trovi nell’onnipotenza umana, ma nella fragilità del Dio fatto uomo, invitandoci dunque a presentare la fede come la semplicità disarmante e accogliente di Betlemme.
L’Albero di Natale, con la sua promessa di vita, è un atto profetico di Speranza in un mondo segnato dalla disillusione. Le sue luci ci ricordano che la gioia e la pace nascono dalla Comunione e che, nonostante le tenebre e le divisioni che attraversano la società, la Luce è già venuta e “le tenebre non l’hanno sopraffatta” (Gv 1,5).
Preparare il Natale significa, quindi, rinnovare il nostro impegno vocazionale, annunciando che la novità di Cristo è la risposta più vera e profonda alla nostalgia di Dio che abita il cuore dell’uomo.
Andrea Alesso