Farsi Prossimo

C’è una parabola nel vangelo di Luca che suona così: “Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto”, prosegue “Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione” (Lc 10,30.33), uno sguardo che si posa su una persona in difficoltà, ha misericordia di lui: lo fascia, lo porta nella locanda, sta con lui; non medica solo la ferita ma si fa prossimo. È questo ciò che chiede Gesù a quel signore, è ciò che chiede a me che ascolto quelle sue parole, sorge dentro di me come al dottore della Legge la domanda: chi è il mio prossimo?
Mercoledì 2 aprile abbiamo avuto come ospiti in seminario due donne: Monira e Negin che ci hanno raccontato la loro esperienza. Monira è madre di due ragazzi, lavorava come procuratrice in un tribunale per minori in Afghanistan, all’arrivo dei talebani nel 2021 la sua possibilità di continuare la sua professione le sarebbe stata negata, prendendo quindi la decisione di andarsene dalla sua patria, con i suoi fi gli, verso questo luogo così lontano come l’Italia. Negin è una ragazza 25enne iraniana, studiava recitazione, ha fatto la scelta di andarsene dall’Iran lasciando tutto: famigliari, la sua terra, le sue origini, tutto, per cercare un luogo dove la sua libertà potesse avere voce; in Italia ha ripreso gli studi ed ora è felicemente sposata.
Hanno raccontato le loro storie, senza tacere le difficoltà incontrate, come a volte i pregiudizi e gli ostacoli hanno reso il loro cammino non facile, ma delle persone si sono fatte prossime e hanno saputo aiutarle e ora erano qui a testimoniarci che ce l’avevano fatta.
Questo incontro ci ha interpellato, le loro sono due storie di tante vite strappate dalla loro terra per una violenza che imperversa e a noi è chiesto di accogliere il loro grido, che è il grido di aiuto di un’umanità che in molti luoghi del mondo soffre . Nelle nostre vite possiamo imparare a farci prossimi, rimuovendo quei muri che sono interiori, l’essere disarmati per imparare ad accogliere chi ci chiede e ci chiederà aiuto: chi con la voce, chi con lo sguardo, chi con il silenzio.

Fabio Bonino

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