Come ogni anno il Seminario Maggiore di Torino ha avuto il piacere di ospitare per qualche giorno la visita di un prete missionario. Quest’anno è venuto ad incontrarci padre Luca Vitali, prete della Comunità missionaria di Villaregia, ed è stato con noi dal 3 al 5 febbraio. Padre Luca ci ha raccontato delle sue intensissime esperienze missionarie in Albania e soprattutto in Brasile, ma anche delle sue molte attività svolte in Italia con i migranti e con l’animazione missionaria in molte diocesi italiane. Nella serata di martedì 4 febbraio, incontrando tutta la comunità del Seminario Maggiore e della Propedeutica, ci ha parlato dell’identità missionaria della Chiesa e di una importante missionaria italiana del nostro tempo: Annalena Tonelli. Innanzitutto padre Luca ci ha ricordato che il discepolo oggi non può che essere missionario, o meglio, il discepolo di Gesù è missionario. E ancora, con papa Francesco, ci ha ricordato che la missione fa parte essenziale della natura della Chiesa. Per aiutarci a capire meglio questi punti decisivi della missionarietà della vita cristiana ci ha raccontato della vicenda di Annalena, missionaria per 30 in Africa. Annalena, infatti, ha dedicato tutta la sua vita ai poveri e ha concepito tutto il suo impegno missionario come se fosse una «giardiniera degli uomini». Ha dedicato tutta se stessa alla cura, al sostegno e all’educazione degli ultimi, tanto da testimoniare con la sua stessa vita che la carità esige tutto, richiede un impegno totale. Colpisce anche la sua profondissima vita spirituale, diceva, infatti, che per la missione in Africa la preghiera era fondamentale: «in Africa o si è contemplativi o si fallisce. E chi ci rimette sono sempre i poveri». La cosa davvero bella di Annalena è che la vita contemplativa era concepita come un’immersione nell’Amore per partecipare all’amore che il Padre ha verso tutti gli uomini e le donne. Durante la serata con padre Luca è venuta anche a trovarci Fulvia Chiappino nostra referente per la Pastorale Missionaria, che ci ha ricordato come la missione è una dimensione profondamente umana: quando si ha incontrato qualcosa di bello, ci sentiamo spinti «naturalmente» a comunicarlo. Tale bellezza infatti, una volta che ci ha attratti e conquistati, in qualche modo «esce» da noi, dalla nostra vita e dalla nostra personalità. La missione quindi, non è tanto un nostro agire, una nostra iniziativa, ma una vera è propria azione dello Spirito Santo che ci comunica la sua vita e si comunica agli altri tramite il nostro si. Questa serata missionaria è stata davvero un dono prezioso perché, oltre a ricordarci ola bellezza di Ciò che abbiamo incontrato, ci ha rilanciati nella testimonianza quotidiana sia tra noi sia nei luoghi di servizio, ma soprattutto che facciamo già parte di una missione più grande di noi: la missione della Chiesa tutta.
Giovanni