Il ritiro del Seminario a Imperia

Da giovedì 19 a domenica 22 settembre si è svolto, presso il monastero Santa Chiara di Imperia, il ritiro di inizio anno del Seminario Maggiore di Torino. Tema centrale è la preparazione all’anno giubilare che ci attende e che sarà incentrato sulla Speranza. Ad imporsi, allora, in mezzo al fremito di inizio anno e ai timori che un cammino di discernimento può comportare, è la domanda tanto semplice quanto imponente: “Che cosa possiamo sperare?”.
Questa questione, cruciale per la vita cristiana e per l’esistenza stessa di ogni uomo, trova autentica risposta solo nella Fede. Ciò che dà senso al cominciare un anno di sequela a Lui è questa Speranza, che è certezza di un destino buono verso cui tutte le cose convergono e che, secondo tempi e modalità non nostre, si manifesterà.
I giorni di ritiro diventano così possibilità per guardare l’estate trascorsa cercando i momenti in cui questo dono è stato presente nella vita; e il ritrovarsi insieme nella preghiera, nella fraternità e nella bellezza del creato l’occasione che questo dono venga rinnovato.
E qual è la posizione giusta che la Chiesa insegna per aprirsi a questo dono? È l’umiltà: che nasce dalla consapevolezza del proprio peccato, aperto all’infinita Misericordia di Dio. È proprio questo il secondo passaggio affrontato durante il ritiro; e non c’è niente di più bello al mondo dell’esperienza cristiana della Misericordia di Dio! Troppo grande per i nostri criteri, ma questa sola commuove profondamente e permette una conversione autentica. D’altronde, se a un ragazzo viene in mente di dedicare tutta la vita al servizio del Signore, è perché questa esperienza di Misericordia avvenga per più gente possibile, ed così che un ritiro di 15 ragazzi con i loro 5 educatori si prende a cuore il mondo intero.
Altro tema toccato è il pellegrinaggio: paradigma della vita terrena intesa come viaggio. Un viaggio in cui ognuno, volente o nolente, fa i conti con la propria natura che cerca la felicità, che desidera un compimento. Ma noi siamo cristiani perché questo compimento è diventato amico e compagno di viaggio. E siamo in seminario perché è qui che ora ci chiama per incrementare questa amicizia.
Ricomincia quindi un anno di seminario con il cuore pieno della gratitudine di chi sa di essere stato salvato, curiosi di capire come il buon Dio desidera portare avanti la storia che ha cominciato con ciascuno di noi e gli occhi aperti perché certi che non mancherà di farci compagnia.

Andrea Giai Merlera

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