Lo scorso martedì 16 aprile la comunità del Seminario di Torino ha ospitato la prof.ssa Stefania Palmisano dell’ Università di Torino, per un incontro sul tema della presenza e ruolo della donna nella Chiesa.
Questo incontro ha voluto essere una sorta di vertice ed allo stesso tempo chiusura di un percorso proprio su questo tema. L’incontro con la sociologa Palmisano tuttavia, anziché essere una vera e propria chiusura di un percorso, ha rilanciato a tutta la comunità del seminario nuove prospettive e interrogativi ancora più profondi. Infatti, ad una prima analisi dei dati, ci ha spiegato la prof.ssa Palmisano, la situazione si presenta come una vera e propria emergenza. Ovvero, i cali delle partecipazioni attive nella comunità cristiana da parte delle donne sono molto significativi. Se da un lato le donne sono ancora molto numerose nelle nostre comunità, dall’altro lato, in proporzione, esse stanno abbandonando la Chiesa molto più velocemente rispetto ai fedeli maschi. I dati poi ci dicono che le donne, dopo aver abbandonato le comunità cristiane, non rinunciano alla ricerca di una spiritualità che possa aiutare e sostenere la loro esistenza, tale spiritualità tuttavia, è ricercata in altre esperienze rispetto alle forme «tradizionali». Sorge quindi, inevitabilmente, la domanda: che cosa fare? Resta solo lo smarrimento e l’abbandono dalla fede? Per provare a rispondere a queste domande, provo ad offrire qualche spunto di riflessione. Innanzitutto mi sembra importante sottolineare il fatto che l’impegno della Chiesa e del Papa nell’evidenziare l’importanza del ruolo e della testimonianza della donna nella Chiesa, dicono un impegno missionario di evangelizzazione che non possiamo più trascurare. La prof.ssa Palmisano ci ricordava che le donne, in particolare le nonne e le madri, hanno un ruolo chiave nella testimonianza della fede ai nipoti e figli. Il loro ruolo è stato ed è ancora cruciale per comunicare la fede alle nuove generazioni. Il valore della donna nella Chiesa è sotto l’attenzione del Papa e di tutta la comunità cristiana proprio per l’importanza che essa ha nella trasmissione della fede. Di conseguenza il ruolo che spetta alle donne dev’essere riconosciuto e incrementato. Altro ed ultimo spunto molto interessante è arrivato da una domanda posta da un mio compagno di seminario che chiedeva: «come mai le donne che rimangono nella comunità cristiana, non abbandonano?» la risposta che è arrivata mi ha molto colpito. Infatti, si diceva che le donne che non abbandonano sono tutte quelle donne che hanno fatto un incontro decisivo con testimoni belli e veri della fede. Ciò che regge non è innanzitutto una visione del modo o un pensiero cristiano, ma l’incontro con un «testimone privilegiato della fede», questo è ciò che permette di iniziare e coltivare un cammino di fede che può reggere nel tempo. Insomma, ciò che resiste e ciò che sfida il calo dei fedeli e delle fedeli è solo l’incontro con una fede viva che riaccende il desiderio di una vita vissuta in pienezza. È stato molto utile e stimolante concentrarci su queste tematiche di attualità perché, come comunità del Seminario, siamo in un cammino di formazione nel quale diventa sempre più importante ricordarci che l’essenziale (l’incontro con dei testimoni della fede) è la nostra unica ricchezza di fronte ad un mondo che mette in crisi i sistemi tradizionali e che per questo ci chiede di ripesare insieme il futuro delle nostre comunità.
Giovanni Muscolo