“Una ricchezza Evangelica: i Coniugi Barolo”

Nella serata di Martedì 12 Marzo 2024 nel Seminario Metropolitano di Torino, in un clima familiare, si è svolto un incontro con il sapore di santità.

La serata è stata aperta da Stefano Sola, seminarista della diocesi di Torino, che ha presentato il relatore, don Primo Soldi, e ha svolto una breve prefazione sulla figura dei coniugi Barolo, affermando: «Erano due sposi senza figli e nonostante ciò il loro matrimonio è stato fecondo. I marchesi Barolo nonostante fossero benestanti fecero uso della loro ricchezza in modo evangelico».

La presentazione è stata approfondita dal sacerdote Soldi, con il quale vi è un legame spirituale, in quanto fu’ parroco di Santa Giulia in Torino, luogo finanziato e voluto dalla contessa Giulia di Barolo.

Don Soldi più volte è tornato ad approfondire il legame tra la coppia Barolo e i santi Torinesi di quel tempo, citando e ricordando in modo profondo i santi sociali come Giovanni Bosco, Giuseppe Cafasso, Giuseppe Benedetto Cotolengo e Francesco Faà di Bruno.

«I santi sono persone concretissime, non immaginette ma persone che si pongono domande sulla propria vita e scoprono che dentro ognuno vi è una aria di santità» – Così don Soldi ricorda quanto sia importante partire da sè stessi e usare gli strumenti a disposizione per il bene comune di tutti. Proprio così Giulia Colbert e Carlo Tancreti sin dalla loro conoscenza presso la corte di Napoleone a Parigi si misero a servizio della carità, insegnamento ricevuto e trasmesso dalle famiglie di provenienza.

A tal proposito don Soldi, citando un libro da lui scritto- “Poveri a Palazzo”- riprende un evento importante che connota la Santità della coppia. In quegli anni la moglie doveva prestare obbedienza al marito e il desiderio della marchesa Colbert era quello di visitare le carceri torinesi ma non aveva l’approvazione del marito, in quanto luogo di malattie. Lei desiderosa di svolgere questo servizio lo fece nel segreto sino al giorno in cui rivelò. Il marito allora decise di dare la sua approvazione e da lì iniziò un vero e proprio servizio di carità, la Contessa iniziò a portare dell’acqua ai carcerati per rinfrescarsi e portava a corte gli abiti dei carcerati per rammendarli e lavarli. L’uso della ricchezza che avevano a disposizione servì per creare un piccolo fondo a questi poveri per fare in modo che una volta scontata la pena potessero ripartire con una vita normale.

La serata si è conclusa con alcune domande di attualità fatte dai seminaristi che potessero essere di aiuto nel concreto. Domande che hanno trovato piena risposta nel presule al quale va il nostro ringraziamento per la sua testimonianza.

Giuseppe

Lascia un commento