Anche quest’anno abbiamo festeggiato il nostro patrono, san Francesco di Sales e lo abbiamo fatto non solo con il nostro Arcivescovo don Roberto, ma anche con i professori della Facoltà Teologica in cui noi studiamo, con i volontari che ci aiutano nella gestione ordinaria del seminario e con tutti i preti ordinati negli ultimi dieci anni. Molti di questi ultimi sono fratelli che hanno passato uno, due, tre anni con noi in seminario, con cui abbiamo condiviso la quotidianità.
È stato davvero di grande respiro per me passare un po’ di tempo con loro, incontrare anche altri che conoscevo solo di vista e sperimentare davvero come il seminario sia “casa” non solo per me, ma continua ad esserlo per tutti coloro che sono passati di qui e che vi passeranno. Mi ha fatto sorridere sentire alcuni che desideravano fare un giro del seminario per vedere se i luoghi che li hanno accolti per sei anni erano rimasti uguali oppure erano cambiati.
Vedere questo mi apre anche ad un altro desiderio, cioè che questa casa si apra ancora di più: che il seminario diventi anche “casa” per i giovani, per i ragazzi che condividono con noi il cammino di fede nella nostra diocesi. Siamo a due passi da Palazzo Nuovo dove tanti universitari studiano e da Piazza Vittorio dove c’è la movida serale e non: chi non vorrebbe avere una casa in una zona meravigliosa come la nostra. Questo luogo può diventarlo!
Un altro spunto che mi ha colpito, legato al tema “casa”, mi nasce dalle parole dell’Arcivescovo nella Messa che abbiamo celebrato in quel giorno di festa: “Il seminario è un luogo che rappresenta il futuro, non solo della storia degli uomini, ma il futuro di ognuno di noi”. E questo futuro può avverarsi in pienezza solo se “ci teniamo lontani dal lievito dei farisei” ovvero l’incapacità di riconoscere chi è Gesù, cioè il Figlio di Dio fatto uomo come noi che ci ama come nessun altro.
Il seminario può essere un luogo in cui ognuno possa scoprire la vera identità di Cristo e di conseguenza impari a conoscere il proprio cuore. Il fatto che il seminario sia casa non implica che diventi un nido, cioè un luogo in cui si sta bene e in cui rifugiarsi per paura di stare nel mondo. Solo con la certezza di chi sei, che sei amato così come sei e con la certezza di chi è Gesù per te, puoi affrontare tutto quello che la vita ti metterà di fronte con più forza e serenità.
Questo vuol dire casa, questo vuol dire casa per i giovani, una casa in cui possano stare con il Signore e sentirsi amati; così da poter andare nelle aule di Palazzo nuovo o del Politecnico ed annunciare che tutto è vano se non c’è Gesù nella propria vita, tutto finisce se non c’è qualcuno che dona l’eternità a quello che viviamo.
Concludo con una frase di san Francesco di Sales che ci ha ricordato don Roberto. Il santo francese diceva: “Chi conquista il cuore dell’uomo conquista tutto l’uomo”. Desidero che il seminario sia un luogo in cui tutti quelli che passano possano riscoprire che il loro cuore appartiene a Cristo, e a lui solo!
Luca