Con queste parole il salmo 122 ci fa pregare e allo stesso tempo, in questi tempi difficili, ci fa interrogare su che cosa sia la pace, qual è il suo significato e soprattutto chi è la nostra vera pace.
Papa Francesco molte volte ci esorta a custodire il dono della pace, difendendola dalle varie insidie e da un pericolo sottile ma drammatico: L’indifferenza.
Con questo spirito, con l’intenzione di comprendere e insieme sfidare l’indifferenza, la commissione cultura, interna al nostro seminario, ha organizzato un incontro di riflessione e dibattito sul conflitto palestinese-israeliano ad oggi in corso. Molto preziosa ed importante è stata la presenza di tre ospiti che hanno condiviso con noi la loro personale esperienza del vivere ed abitare la Palestina.
Sono stati con noi: Martedì 21 novembre scorso, la professoressa Claudia Graziano, docente di italiano e latino per molti anni a Gerusalemme e fondatrice dell’arsenale dell’incontro, del SERMIG, in Giordania. Il dottore Alessandro Ciquera, per molti anni ha vissuto in Palestina come operatore in aree di conflitto con l’operazione “Colomba”, corpo civile di pace della Comunità Papa Giovanni XXIII.
È stata con noi in collegamento da Gerusalemme, piccola sorella Maria Chiara Ferrari, delle piccole sorelle di Gesù della famiglia Foucouldiana, che vive in Medio Oriente dal 1982.
L’incontro è stato aperto da tre domande:
Il perché di questo conflitto e la sua genesi.
È stato chiesto che cosa significa vivere e lavorare con le persone che abitano le periferie della Palestina e qual è il ruolo che gioca l’educazione nel progetto di pace
Dalle risposte condivise è emerso che l’educazione gioca un ruolo fondamentale e di come essa sia parte delle fondamenta del dialogo e della pace. Non è stato facile rispondere alla domanda sulla genesi del conflitto, poiché queste ostilità avanzano a tratti fin dal 1948, anno della fondazione dello Stato di Israele.
Sicuramente questo conflitto è figlio di varie teorie nazionaliste e pseudo-religiose che provocano continue tensioni sociali, un profondo sentimento di odio e scaturiscono nel più grave dramma che è la guerra.
Da queste preziose testimonianze abbiamo anche appreso come non tutti i palestinesi e gli israeliani ritengano che la guerra sia qualcosa di giusto e necessario, alcuni di loro sono scesi perfino in piazza a protestare, notizia del tutto taciuta dai media in Occidente. Chissà perché?
Abbiamo ascoltato di mamme che piangono i loro figli e si commuovono e provano dolore per i figli dei propri “nemici, abbiamo ascoltato di come un semplice saluto di pace (Shalom) possa gettare le basi per un vero dialogo e una pace giusta.
Bisogna costruire la verità e la giustizia attraverso piccoli passi, pieni di verità e d’amore.Questo incontro ha toccato il nostro cuore, ci ha donato un’esperienza intensa, ci ha parlato della pace come suono melodioso di vita che sfida il silenzio mortale che oggi “grida” per le strade della Palestina.
Questa esperienza ci ha richiamati ad una speranza sempre possibile, la speranza certa del Dio vivente, Dio dei nostri padri e di Gesù Cristo.
Speranza che ci invita a lasciare “Le nostre tiepide case” e diventare testimoni “credenti e credibili”.
Michele Turrisi