Con il seminario quest’anno abbiamo iniziato a sperimentare la collaborazione con la Pastorale Giovanile della Diocesi, prendendo parte attiva nell’organizzazione e nella gestione dei vari eventi.
Venerdì 17 novembre, nel primo incontro in Cattedrale con il nostro arcivescovo Roberto abbiamo sperimentato che i germogli sono parecchi e la voglia di incontrarsi dopo la GMG di questa estate era tanta: la preghiera, i sorrisi e gli abbracci sono stati una testimonianza che tanti desiderassero ritrovarsi e vivere una serata di preghiera e di vera fraternità giovane.
Siamo partiti dal Vangelo del giovane Ricco di Matteo e ci siamo messi in ascolto del nostro desiderio di vita, di una vita ricca, piena, non bloccata da nulla, non ostacolata dalle nostre paure. “Maestro cosa dobbiamo fare per avere la vita eterna?” riecheggiava così questa domanda lungo tutta la serata, come se effettivamente ci fosse chiesto: c’è qualcosa per cui vale la pena vivere, qualcosa che da un senso al nostro studio, al nostro lavoro e alla fatica? Nel silenzio e nella preghiera, chi aveva il cuore aperto a questa voce silenziosa l’ha percepito.
Da giovane posso affermare che ci troviamo in un mondo dove spesso fronteggiare una serie di cambiamenti e pensieri ci porta credere di essere soli e abbandonati, ma è possibile scoprire anche in questa occasione che non sono solo, non sono abbandonato, che posso affermare con certezza che ho vicino degli amici che ricercano le stesse mie cose, che altri giovani come me provano le stesse mie paure e hanno le stesse mie fragilità e barriere che costruisco per difendermi dall’ignoto e dalla paura che nulla abbia senso.
Abbiamo potuto di nuovo sperimentare dopo la settimana a Lisbona, una fraternità che è capace di unirsi semplicemente per il fatto di essere lì insieme per lo Stesso Motivo. Ed essere così tanti è stata una gioia enorme.
Vedere così anche la vita in seminario, mi aiuta a cercare con radicalità di seguire il Signore, che non significa come spesso l’immaginario comune propone, essere da solo, triste e forse un po’ sfortunato, ma al contrario avere una comunità più grande, che mi sostiene e mi accoglie, un senso di speranza e di conforto, una spalla che ti aiuta nelle difficoltà semplici di tutti i giorni, anziché il solo mio punto di vista a volte accecato dalla paura.
La fede ci può offrire una chiave di lettura della nostra vita per ricercare continuamente e ovunque un incontro personale con Dio e il prossimo, vivere la fede nella quotidianità, nelle cose più piccole perché la fede non è qualcosa da fuochi d’artificio da vivere solo in chiesa o in altri momenti speciali. La fede può essere vissuta nella quotidianità, nelle relazioni, nei sorrisi e in ogni posto, sapendo che posso viverla solo se mi rendo conto di essere amato.
Saverio






























